giovedì 8 ottobre 2015

DESTRA CAUDINA IN COMA



RI-FONDAZIONE

L’Alleanza Nazionale della destra italiana è definitivamente morta. La Fondazione spegne la Rifondazione e in Valle Caudina nessuna reazione. Fallito l’ultimo tentativo di rilanciare il partito nato a Fiuggi in un freddo gennaio di oltre venti anni fa. Una militanza fatta di inciuci, correnti, malelingue, scontri fratricidi e tesseramenti pompati ha il suo degno epilogo tra accuse, polemiche, boiachimolla, fischi e indifferenza. 





Cosa ci si poteva aspettare da un’organizzazione vuota ideologicamente, anticomunista per vocazione e filo cattolica per convenienza. Un’accozzaglia di persone che del Fascismo aveva solo l’etichetta, i portachiavi in tasca ed i famosi calendari appesi di nascosto in sezione. 
Msi? Sì, il Miraggio Sociale Italiano. Un miraggio degno del peggior deserto. Un deserto di valori. Morali, non di beni materiali a quanto pare.

Il partito nato a Fiuggi nel 1995, sulle ceneri del Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale, dopo un Ventennio di interminabili polemiche interne, torna a far parlare di sé, ma non per un riscatto politico, bensì per una triste corsa all’eredità di un partito di governo assorbito dal Regime del Nulla
La famosa proposta dei “quarantenni” della Fondazione Alleanza Nazionale, che anche in Irpinia aveva messo insieme i vertici di quel che resta della destra in provincia di Avellino, è naufragata sotto gli occhi rugosi di Alemanno e Fini. Per una manciata di voti hanno perso l’occasione di attingere alle sfarzose casse del vecchio partito. Crolla il progetto di rifondare quell’Alleanza che avrebbe potuto essere una valida alternativa alla clamorosa evaporazione politica di un mondo differente, almeno sulla carta. Falliti i piani degli ex Colonnelli in cerca di un esercito, ormai in congedo.

La vittoria della Giorgia Meloni, sotto la regia di un ringalluzzito Ignazio La Russa e di Gasparri attivista di Forza Italia ha decretato la “Fini” di un disegno di CentroDestra che in Valle Caudina è morto da tempo. Qualche voto c'è, ma non esistono più sezioni ed esponenti di rilievo.
La notizia che la Fiamma Tricolore sia restata nelle mani di Fratelli d’Italia non ha dato nessun scossone ai tanti reduci caudini. Nemmeno le contestazioni della destra radicale romana hanno strappato sorrisi o fiammate di entusiasmo. Niente. Calma piatta e indifferenza, in linea con gli ultimi anni.
Lo Schiaffo 321 proporrà alle lettrici ed i lettori una ricostruzione della storia di quel mondo nei prossimi articoli. 


Rinfreschiamo, però, la memoria a chi ha cancellato le tarantelle che tenevano banco nelle ultime sezioni aperte di Aenne e afFini. Gabriele Maestri fotografa quel frangente storico:

Sembra un anno calmo, il 2006, per i due maggiori contendenti della fiammella tricolore di Almirante: alle elezioni politiche di quell'anno, infatti, non fanno registrare particolari schermaglie, se non quelle strettamente politiche. Alleanza nazionale continua a usare il suo simbolo ormai consolidato, anche se sceglie di indicare nel contrassegno pure il nome di Gianfranco Fini (per come è scritto, lo vedrebbe anche un ipovedente): è entrata in vigore la nuova legge elettorale, il Porcellum, e il leader della Casa delle libertà è Berlusconi, ma Fini e Casini sperano di prenderne il posto, dovessero ottenere dagli elettori più voti di Forza Italia. Il Movimento sociale Fiamma tricolore di Romagnoli, invece, decide di presentarsi da solo, dopo alcune esperienze precedenti nel cartello elettorale di Alessandra Mussolini "Alternativa sociale", insieme a Forza Nuova, al Fronte sociale nazionale  e alla lista della stessa Mussolini, Libertà di Azione). Questa volta, il partito non prova nemmeno a utilizzare la fiamma tradizionale o, comunque, il simbolo del 1999: si accontenta di depositare la fiammella battezzata tra il 2002 e il 2004, la goccia-fiamma con le parti colorate dai bordi seghettati. Il Ministero dell'interno, naturalmente, non ha problemi ad accettare l'emblema e l'ammissione fila liscia, come auspicato.
Tutto tranquillo dunque? Nemmeno per sogno.




Innanzitutto prova a ripresentarsi Pino Rauti, con il suo Movimento Idea Sociale: abbandonato il simbolo che alle europee del 2004 gli era toccato spennarellare perché fosse accettato, tenta di presentare addirittura due versioni dell'emblema, con due soggetti diversi. In uno c'è scritto "Lista Rauti" e nell'altro no, ma in sostanza si tratta sempre di una fiamma stilizzata, con una sagometta dell'Italia nel mezzo; nella parte superiore del cerchio c'è la denominazione maiuscola del partito (e il termine "Idea" è scritto più piccolo, in un caso molto più piccolo, chissà perché), alla base della simil-fiamma c'è ancora il trapezio con la scritta "M.I.S", oro su fondo nero o nero su fondo bianco.
Il Viminale li fa saltare entrambi: troppo confondibili con altre fiamme, non vanno bene. Rauti almeno un po' si rassegna: un simbolo pone la denominazione su una corona blu, riporta "Idea" a grandezza naturale, toglie le seghettature all'elemento tricolore e cancella con una toppa blu la scritta nel trapezio; l'altro emblema è completamente diverso e, i pochi che in Puglia possono vederlo sulle schede, trovano semplicemente la scritta gialla "Lista Rauti" su fondo blu e, su un tricolore piuttosto incerto e statico, la dicitura "per l'Italia". Chi non è rassegnato per niente, anche perché è alla prima partecipazione elettorale importante, è Gaetano Saya, che nel 2001 aveva già presentato alle elezioni politiche l'emblema del suo partito Destra nazionale (fondato un anno prima), ma che questa volta tenta un colpo più grosso. Tra il 2003 e il 2005, infatti, Saya sostiene di aver "rifondato" (la formula giuridica non è chiarissima) il Msi e alle prime elezioni politiche ne deposita il simbolo, con la vecchia fiamma, la base trapezoidale rossa con scritta bianca (uniche differenze, la parola "Nuovo" prima della sigla e il punto inserito anche dopo l'ultima "I") e persino la ® accanto alla dicitura "Destra nazionale" (in effetti il marchio, in bianco e nero, è depositato all'Ufficio italiano brevetti e marchi dal 2003, ma la registrazione non risulta mai avvenuta). Registrato o no, i funzionari del Ministero bocciano comunque il simbolo: Saya ripiega sull'emblema di cinque anni prima, ma non sembra aver deposto le proprie intenzioni. Tornerà, alla prima occasione utile.

Chiudiamo con uno stralcio della canzone dei Londinium Spqr che vi invitiamo ad ascoltare.

 E se vuoi stare bene e non vuoi stare male, non puoi militare in Alleanza Nazionale. 

Profetici.

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