domenica 23 luglio 2017

RIVOLUZIONI




MORALITA'

Ritorno degli ideali e della Moralità
Ogni forma di società e di organizzazione sociale si basa su ideali. Il primo è quello della condivisione e quindi della solidarietà in mancanza del quale ogni individuo affronterebbe in solitudine e non in comunità la vita e le sue difficoltà. 





Quindi, è evidente che ogni forma di governo debba porsi come fine il benessere del popolo e che l’esistenza di qualsiasi forma di governo, sia esso una monarchia, una democrazia o una dittatura, è legata all’esistenza del Popolo e non viceversa! 
Sin dai più remoti gruppi sociali si sono avuti rappresentanti del potere civile e di quello religioso. In alcune forme di governo essi erano rappresentati dalla stessa persona, ma comunque entrambi erano necessari per guidare il Popolo. Il potere religioso contribuisce al mantenimento della coesione sociale, abitua il popolo a considerarsi subalterno e a riconoscere l’esistenza di una entità superiore alla quale essere devoti, da cui trarre forza e speranza nei momenti difficili. L’indispensabilità della coesistenza di questi due poteri risultò chiara anche ai tempi dell’Impero Romano, quando il potere civile capì che il Paganesimo non era più la religione maggioritaria tre i romani. Roma capì che combattere il Cristianesimo avrebbe portato ad un indebolimento della coesione sociale e quindi si convertì egli stessa, tramite l’imperatore! 
Così fu per ogni forza che raggiunse il potere. La scomunica che il Papa poteva infliggere anche a sovrani e imperatori gli dava la possibilità di allentare il legame tra il popolo e il suo governante o di consacrarlo mediante l’incoronazione! 
Un governante timorato di Dio riconosceva un potere più forte del suo a cui dare conto e imponeva un limite al desiderio di potenza di ogni uomo, allo stesso modo ad un suddito timorato di Dio risultava più consueto riconoscere la sua subalternità ad un potere e la sua collocazione nella società. Nella odierna società occidentale è venuto meno il timore di Dio tanto nel Popolo, quanto nei suoi rappresentanti temporali e spirituali. 


Un politico che non teme il giudizio morale di Dio non ha più la consapevolezza del limite del suo potere, della qualità morale della classe di cui fa parte, non ha più freni inibitori. Questo è il preludio della decadenza della società, la distribuzione sbilanciata della ricchezza produce l’allentamento della coesione sociale. Il risultato di queste problematiche è il diffuso malcontento della popolazione che porta la massa ad un bivio: la rivoluzione civile, animata dal recupero degli ideali e da un ritorno alla Moralità oppure la rivoluzione violenta accompagnata solo dall’odio. In questo caso si potrà sostituire la classe dirigente, ma non si guarirà il sistema, oramai inadeguato a governare il mondo.

Scritto da Ugolino del Trentuno, già Airolano Medio

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